Gigantomastia (ipertrofia mammaria)

La gigantomastia è una ipertrofia mammaria di dimensioni notevoli, associata in generale ad alterazioni patologiche della ghiandola e dei tessuti di sostegno.

La gravità della sintomatologia varia in base al tipo di mammella ed alle sue dimensioni.gigantomastia
Figura 1: deformità della colonna vertebrale indotte dal peso eccessivo: paragonabile ad un suonatore di tamburo.

Nei casi di obesità l’ipersviluppo mammario è conseguente all’aumento della componente adiposa ed è proporzionale alle dimensioni globali del soggetto. L’ipermastia vera, invece, è caratterizzata da un aumento di dimensioni della mammella, sproporzionato rispetto alle dimensioni del tronco. Talvolta si manifesta in maniera asimmetrica nei due lati. L’età delle pazienti varia dall’adolescenza alla post-menopausa. Nei soggetti più giovani, detta “ipertrofia mammaria delle vergini”, è sempre presente una condizione di mastopatia fibrosa. Negli adulti è più frequente la mastopatia fibroso-cistica.

Quali sono i disturbi più frequenti nella Gigantomastia?

La mammella pesante, pendula spesso diventa una fonte di dolore cronico e di disagio quando è sottoposta ai ritmi del ciclo mestruale. Può essere presente una mastite cronica. L’effetto della aumentato peso si ripercuote sull’apparato scheletrico (“incurvamento del tamburino” Fig. 1): i sintomi includono importanti strappi al collo, cefalee, spalle doloranti, dolore in regione lombosacrale, profondi solchi del cinto mammario e intenso fastidio della porzione toracica della colonna vertebrale. Si possono verificare anche problemi, che possono comportare cifosi ed artrosi della colonna cervicale.(Conway, 1952) Si accompagna alla cifosi, in genere, un addome prominente.

Nei solchi sottomammari, a causa della persistente umidità, possono insorgere intertrigine ed altri problemi dermatologici. Nei casi più gravi può manifestarsi “la sindrome del processo coracoideo”. Le donne colpite da questa sindrome spesso lamentano parestesia del quinto dito dovuta all’intrappolamento del nervo ulnare. Quest’ultimo è apparentemente causato dalla pressione esercitata dalle mammelle, che spingono all’esterno le scapole spostando verso il basso il processo coracoideo e, facendo contrarre il muscolo piccolo pettorale, provocando così l’intrappolamento della branca inferiore del plesso brachiale. Si aggiunge la pressione del cinto mammario, che, intensificando la compressione del processo coracoideo, contribuisce all’aggravamento dei sintomi.

Quali sono i disagi che quotidianamente affrontano le donne portatrici di gigantomastia?

Le donne con macromastia (gigantomastia) spesso si rendono conto del fatto che le loro attività quotidiane sono ostacolate e ridotte e si sentono, inoltre, limitate nelle attività sportive. I soggetti possono percepirsi più pesanti di quanto realmente siano ed avere difficoltà nel procurarsi capi di abbigliamento adatti alla loro figura. Molte pazienti sono imbarazzate dell’aspetto e dai commenti inerenti le loro mammelle. Le pazienti più giovani in particolare sono consapevoli del disagio che coinvolge anche la sfera sociale. La correzione per queste pazienti può essere particolarmente impegnativa. Studi psicologici di gruppo di pazienti adolescenti con mammelle voluminose hanno evidenziato che le ragazze non associano l’immagine delle loro mammelle all’immagine del corpo ma le considerano ostacoli esterni ed impedimenti. (Goin, 1977).

Che relazioni si hanno tra la gigantomastia e il tumore della mammella?

Alcune pazienti con macromastia hanno precedenti familiari per tumore mammario. La valutazione di tumefazioni e masse solide è difficoltosa in caso di mammelle ipertrofiche. La plastica di riduzione mammaria può spesso essere di ausilio in questo sottogruppo di pazienti ad alto rischio dal momento che l’indagine mammografica della parte ghiandolare della mammella di una paziente giovane può presentare limitazioni diagnostiche, quanto una buona autopalpazione manuale, che risulta particolarmente difficile nella mammella ipertrofica.

Quale è il rimedio per la gigantomastia?

Sottoporsi ad un intervento chirurgico di mastoplastica riduttiva.


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La maggior parte delle pazienti che richiedono un intervento di plastica riduttiva della mammella hanno attentamente vagliato la loro decisione prima di rivolgersi al chirurgo plastico. Sebbene la maggioranza delle donne si indirizzino verso la chirurgia per sensazione di dolore e disagio fisico, non v’è dubbio che anche esigenze estetiche, pur inconsce, abbiano un’importanza nella scelta, che sarà quindi determinata da fattori di ordine fisico e psicologico.

La plastica di riduzione mammaria bilaterale è in genere risolutiva; pur tuttavia nei casi più inveterati, se a seguito dell’intervento non si ha un significativo miglioramento dei sintomi, è consigliata una rieducazione motoria mediante fisioterapia.

Da quanti anni si praticano gli interventi di riduzione mammaria?

La storia della plastica di riduzione mammaria ha inizio con il trattamento della ginecomastia. Paulus Aegineta, noto chirurgo di Bisanzio del XVI secolo, descrisse una plastica riduttiva mammaria per il trattamento della ginecomastia nel sesto dei suoi sette volumi di medicina. Sebbene non vi siano prove che attestino l’impiego di questa tecnica anche nelle donne, Ambroise Paré attribuì la descrizione delle tecniche di plastica riduttiva mammaria.

Le basi concettuali attuali della plastica di riduzione mammaria erano già state ben descritte anteriormente alla Prima Guerra Mondiale: resezione cutanea e ghiandolare, trasposizione del capezzolo. Nonostante ciò, le prime plastiche di riduzione sarebbero state considerate in termini moderni un fallimento! Tessuto cutaneo e sottocutaneo venivano escissi assieme a resezioni ghiandolari di modestissima entità per evitare necrosi del capezzolo.

L’era moderna della riduzione mammaria inizia a pieno diritto con Strombeck (1960). Egli descrisse una tecnica di riduzione sulla base del modello chiave-serratura. Questa ha permesso una riproducibilità e sicura trasposizione del capezzolo, consentendo ai chirurghi la ricerca di una soluzione per il modellamento della ghiandola mammaria.

L’evoluzione delle tecniche sono basate sull’importanza di programmare una resezione facilmente riproducibile che permetta di ottenere mammelle esteticamente di buona qualità. (McKissock 1976). Negli ultimi tempi si è cercato di mettere a punto tecniche che limitino il più possibile le cicatrici residue, grazie, anche, all’ausilio dato dalla lipectomia associata a suzione. Tali tecniche vengono spesso personalizzate da un chirurgo esperto in relazione alle caratteristiche della mammella (dimensioni, consistenza, forma, …).

Perché e quando si consiglia di sottoporsi all’intervento di gigantomastia?

La riduzione mammaria è indicata per migliorare lo sconforto fisico e psichico conseguente ad un seno enormemente aumentato di volume. Oltre che a migliorarne la forma serve a restituire un profilo naturale ed un rapporto normale tra: torace-mammelle-areole.
Riassumendo, i fattori che possono indurre a sottoporsi ad intervento chirurgico correttivo delle mammelle sono:
• mammelle troppo grandi rispetto alle proporzioni del corpo;
• seno pesante e pendente;
• diversità di forma e volume tra le due mammelle;
• presenza di dolori al collo, alla schiena ed alle spalle indotti dall’eccessivo peso delle mammelle, che produce incurvamento della colonna vertebrale, ossia concorre nel determinare cifosi dorsale, con prominenza addominale;
• irritazioni croniche cutanee del solco sottomammario;
• restrizione dell’attività fisica dovuta all’aumentato volume e peso delle mammelle;
• presenza di deformità della regione acromio-clavicolare “segno della spallina”;
• insoddisfazione della propria immagine corporea in relazione alle dimensioni del proprio seno.

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A che età si può intervenire?

L’intervento di riduzione può esser praticato a qualsiasi età, dopo la pubertà. Sebbene la gravidanza e l’allattamento possano produrre significativi cambiamenti di volume e forma, molte donne decidono di intervenire prima d’eventuali gravidanze, e si prefiggono di correggere eventuali modificazioni in un secondo tempo.

Quali sono le cicatrici residue dopo l’intervento di coorezione della gigantomastia?

L’intervento comporta delle cicatrici che sono localizzate intorno all’areola, nel solco sottomammario e lungo una verticale che unisce le precedenti. Nel ridurre la ghiandola mammaria e la cute che la riveste, si pone l’attenzione anche nel ridimensionamento congruo delle areole stesse.
In quale modalità viene eseguito l’intervento?
L’intervento viene eseguito in anestesia generale e richiede una breve degenza in casa di cura.

Quale è il trattamento post-operatorio?

Dopo alcune ore dall’intervento il soggetto può riprendere le proprie attività con moderazione ed inizierà ad alimentarsi.
Il soggetto viene dimesso, con un reggiseno contenitivo, il giorno seguente all’intervento, dopo la rimozione di eventuali drenaggi.
Tra la quinta e la settima giornata post-operatoria vengono rimossi la cerottazione ed i punti di sutura cutanei. Da questo momento può praticare la detersione in doccia.
I movimenti delle spalle e delle braccia devono essere limitati nei primi giorni, poi concessi con prudente gradualità.
Per la guida dell’automobile si consiglia di attendere almeno una settimana, l’attività sportiva richiede ancora 3-4 settimane di riposo.

Ogni intervento può nascondere complicanze, quali sono nel caso in questione?

Le complicanze che possono verificarsi sono di due tipi: quelle legate all’anestesia generale (vedasi capitolo dedicato all’anestesia) e quelle legate all’intervento stesso che possiamo spiegare dettagliatamente:
Sanguinamento: il sanguinamento, è raro, ma può verificarsi, solitamente entro le prime 24 ore; in tal caso sarà necessario un ritorno in sala operatoria per arrestare il sanguinamento. In ogni caso, se opportunatamente trattato, un episodio di sanguinamento non causa altri inconvenienti.
Infezioni: Sono un’evenienza estremamente rara.
Ipertrofia Cicatriziale: talvolta presente, si risolve spontaneamente, a volte necessita un trattamento.
Ridotta sensibilità del capezzolo: è variabile, e, se presente si risolve in genere nel corso di 3-4 settimane.
Inversione del Capezzolo, Necrosi del Capezzolo, Necrosi Adiposa: sono tra le complicanze più rare.

Spesso si sente parlare di ritocchi, ma che sono?

Il “ritocco” in chirurgia plastica costituisce un normale momento di rifinitura del risultato, e non già un’errata condotta dell’intervento.
Quando necessario, la causa è da ricercare nell’assestamento imprevedibile dei tessuti operati in quanto la cicatrizzazione non dipende solo dal chirurgo, ma anche dalla risposta del paziente, dalla sua razza ed età.

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Donna di 22 anni, affetta da “ipertrofia mammaria virginale”

Quando la riduzione mammaria è concessa dal Servizio Sanitario Nazionale?

Il Servizio Sanitario Nazionale ammette la riduzione mammaria non a fini puramente estetici ma solo quando la gigantomastia costituisce un evento patologico con conseguenze sulla colonna vertebrale.(cod. RAD 611.1)

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