Obesità: Come Nasce, Come si Può Curare e gli Aspetti Psicologici

L’obesità, o polisarcia adiposa, è la condizione che si verifica quando abbiamo un eccesso di massa grassa che oscilla intorno al 17% nel maschio e 25% nella donna; si rende evidente nella persona quando è superiore al 20% del peso forma.

L’obesità è in aumento in tutti paesi occidentali, tanto da essere definita come un’epidemia anche perché ad esserne coinvolti non sono solo gli adulti; al contrario la crescita vertiginosa dell’obesità infantile in questi ultimi dieci anni è diventata uno dei problemi più sentiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Negli U.S.A. contribuisce a 300.000 morti/anno, diventando in tal modo la 2° causa di morte dopo il fumo.

Quando nasce l’obesità?
Il cambiamento delle abitudini di vita indotto dallo sviluppo della società industriale ha influito verosimilmente sul nostro stato di salute determinando la prevalenza d’alcune patologie su altre. Insieme al gruppo delle malattie tumorali e degenerative possiamo annoverare anche quelle conseguenti ad iperalimentazione. In Europa e negli Stati Uniti si considera, infatti, che una persona su due abbia un peso corporeo superiore al proprio standard. D’altra parte l’obesità non può in nessun caso esprimere una condizione di benessere psico-fisico ma, al contrario, deve essere considerata uno stato di malattia che a sua volta predispone a patologie ancora più gravi.

La Chirurgia Plastica cura l’obesità?
Il trattamento dell’obesità non è essenzialmente d’esclusivo appannaggio del Chirurgo Plastico. E’ un trattamento multidisciplinare in cui sono coinvolti il Clinico, ed in primis il Medico di Famiglia, l’Endocrinologo, il Dietologo, lo Psicologo, il Chirurgo Generale, il Fisiatra, ecc. La chirurgia plastica non fa dimagrire, “modella”. Togliendo i tessuti in eccesso (adiposo, cutaneo, ecc.) rimodellando il corpo, migliora la qualità di vita del soggetto: sia sotto l’aspetto fisico (diminuendo il sovraccarico dei vari organi) che psichico (migliorando il rapporto con il proprio corpo).

Quando interviene la chirurgia plastica?
L’intervento del chirurgo plastico può esser così suddiviso:

  • PRIMA DEL DIMAGRIMENTO l’intervento di chirurgia plastica è considerato un atto terapeutico iniziale nel trattamento riabilitativo del grande obeso. I pazienti obesi “refrattari” così, vedendo un rapido miglioramento, anche se parziale, della propria immagine corporea sono portati a perseverare nel regime dietetico, arrivando a risultati che sembravano irraggiungibili prima dell’intervento chirurgico.
  • DOPO DIMAGRAMENTO l’intervento è volto ad eliminare la flaccidità e l’eccesso cutaneo residuo. Tali deformità, tanto più evidenti, quanto più drastico è stato il calo ponderale, quasi sempre si presentano contemporaneamente nello stesso individuo concorrendo a realizzare un insieme di imperfezioni che sfigurano il fisico, distorcendo l’immagine corporea di se stessi e limitando la persona nelle attività sociali e nei rapporti interpersonali. In definitiva, il soggetto pur non essendo più obeso, è ancora deluso in quanto è ben lungi dall’aver raggiunto una condizione di benessere psico-fisico.

Quali sono gli interventi chirurgici più richiesti?

La correzione chirurgica del contorno corporeo (Chirurgia Bariatrica) comporta tattiche chirurgiche diverse il cui obiettivo finale è il ripristino della tonicità cutanea e/o la riduzione dei volumi, il tutto, nel rispetto dell’entità anatomo-morfologica delle strutture implicate nella correzione.

L’intervento di addominoplastica è indicato per migliorare lo sconforto fisico associato ad un pannicolo dermo-adiposo addominale in eccesso, “grembiule addominale”, talvolta complicato da una rilassatezza della parete addominale. Oltre che a migliorarne la sua forma tende a restituire un profilo naturale ed un rapporto normale tra: torace-addome-arti inferiori.
L’intervento trova indicazioni nei seguenti casi:

  • presenza di dolori alla schiena ed alle spalle indotti dall’eccessivo peso dell’addome;
  • irritazioni croniche cutanee della regione pubica;
  • restrizione dell’attività fisica e sessuale, dovuta all’aumentato volume e peso del grembiule addominale;
  • insoddisfazione della propria immagine corporea in relazione alle dimensioni del proprio addome.

L’intervento di riduzione può esser praticato a qualsiasi età, dopo la pubertà. Ciò nonostante molti decidono di intervenire dopo eventuali dimagramenti, prefiggendosi la correzione d’eventuali modificazioni. L’intervento comporta una cicatrice che è localizzata in regione sovrapubica trasversalmente e si estende ai fianchi.

La riduzione mammaria è indicata per migliorare lo sconforto fisico associato ad un seno enormemente aumentato di volume. Oltre che a migliorarne la forma serve a restituire un profilo naturale ed un rapporto normale tra: torace-mammelle-areole. L’intervento trova indicazioni nei seguenti casi:

  • mammelle troppo grandi rispetto alle proporzioni del corpo;
  • seno pesante e pendente;
  • diversità di forma e volume tra le due mammelle;
  • presenza di dolori al collo, alla schiena ed alle spalle indotti dall’eccessivo peso delle mammelle;
  • irritazioni croniche cutanee del solco sottomammario;
  • restrizione dell’attività fisica dovuta all’aumentato volume e peso delle mammelle;
  • presenza di un danno evidente da “spallina”;
  • insoddisfazione della propria immagine corporea in relazione alle dimensioni del proprio seno.

Nell’uomo obeso tale dimorfismo si manifesta con l’accumulo di tessuto adiposo in questa regione, tale da prender forma di una vera e propria mammella (pseudo-ginecomastia). La flaccidità cutanea delle cosce/braccia associata o meno a lipodistrofia è motivo d’inestetismo che il più delle volte affligge donne obese ed ancor più ex-obese. Tale dismorfismo può presentarsi nell’obesità con accumulo/riduzione distrettuale d’adipe.

Il Lifting delle cosce e delle braccia hanno come obiettivo quello di rendere rispettivamente le cosce e le braccia più armoniose nel contesto delle proporzioni del rapporto tronco/arti inferiori e superiori. Può essere associata a liposcultura, la dove, oltre ad una accentuata lassità cutanea, sussista una lipodistrofia localizzata. La correzione chirurgica prevede essenzialmente la riduzione del volume e l’aumento del tono cutaneo.

Quali sono i rischi?
I pazienti obesi sono pazienti a rischio; i loro organi ed apparati lavorano al limite delle rispettive riserve funzionali e quindi sono meno capaci di rispondere al sovraccarico che si verifica in seguito ad un trauma chirurgico. (trauma, anemia, ipovolemia, ipoventilazione)
Quindi occorrerà preparare il soggetto all’intervento sia dal punto di vista clinico, stabilizzando i parametri vitali, sia psicologico considerando le sue aspettative. La programmazione chirurgica segue un’attenta valutazione del soggetto, una preparazione del paziente, sino ad una stabilità ponderale, e quindi una pianificazione del trattamento da eseguire in uno o più sedute operatorie.

Gli interventi sono compatibili con il SSN?
Il Servizio Sanitario Nazionale ammette gli interventi non a fini puramente estetici ma solo quando la dismorfofobia costituisce un evento patologico.

Si tratta d’interventi importanti, ci saranno grandi cicatrici residue?
Tutti gli interventi chirurgici lasciano cicatrici. Spesso si sente dire che la chirurgia plastica non lascia cicatrici. Queste ci sono, ma sono fatte dal Chirurgo Plastico con alcuni accorgimenti per renderle meno visibili a partire dal tipo d’incisione, al loro posizionamento, al tipo di sutura, ecc.. Infine residuano cicatrici filiformi tali da non disturbare. Per esempio la cicatrice residua dopo un’addominoplastica è posizionata nel solco sovrapubico, assimilabile ad una cicatrice da taglio cesareo leggermente allungata, ecc.

Aspetti Psicologici dell’Obesità

a cura della Dott.ssa Benedetta Rinaldi, Psicologa

Come viene considerata l’obesità dalla Psicologia?
L’obesità in Psicologia si configura come conseguenza di un disturbo dell’alimentazione che induce chi ne è affetto ad ingerire cibi in quantità eccessiva rispetto all’effettivo bisogno; nella grande maggioranza dei casi essa è associata a un vissuto di depressione, di cui la persona può essere o meno consapevole.

Le manifestazioni comportamentali che portano all’aumento di peso eccessivo sono: episodi ricorrenti (in media almeno due giorni la settimana per due mesi) di alimentazione incontrollata, associata ad un intenso disagio psicologico a seguito dell’“abbuffata” con l’assenza dell’uso regolare dei comportamenti compensatori inappropriati (come l’uso di lassativi, di vomito auto-indotto, digiuno, ecc.) che sono caratteristici della bulimia nervosa.


Quali sono i comportamenti tipici delle persone obese?

Molti soggetti mangiano in maniera incontrollata tutto il giorno e senza programmare i pasti. Il cibo ingerito dunque non ha effetto saziante per queste persone; i pazienti spesso non riescono a verbalizzare i motivi scatenanti le abbuffate, in alcuni casi sono presenti solo sensazioni (tristezza, nervosismo, frustrazione): c’è una difficoltà quindi nel collegare eventi e sentimenti; il corpo obeso viene spesso immaginato come una barriera che allontana le persone dagli altri e da qui l’emergere di sostanziali difficoltà relazionali sia all’interno della famiglia sia nell’ambiente sociale esterno; i sentimenti più spesso evocati da questi pazienti sono il senso di colpa per il comportamento impulsivo e la vergogna per il proprio aspetto estetico.

Quali sono i motivi psicologici che spingono a mangiare eccessivamente?
Molte delle persone che iniziano ad acquistare peso diventando obese spesso si trovano in una condizione depressiva in cui è forte il senso di tristezza, apatia, perdita di fiducia in sé e negli altri, sensi di colpa. In questo caso la voracità serve a colmare “fisicamente” un vuoto psichico che tuttavia non viene riconosciuto a livello del pensiero.

Come si può affrontare l’obesità dal punto di vista psicologico?
La psicoterapia, attraverso un rapporto basato sull’empatia e sulla fiducia reciproca, aiuta la persona che mangia eccessivamente a riattivare le sue risorse mentali creative, la aiuta a distinguere i bisogni del corpo dai bisogni emotivi e la accompagna lungo un percorso in cui riappropriarsi della propria identità e desideri.

Esistono diversi modelli di psicoterapia in grado di affrontare il problema dell’obesità: la psicoanalisi aiuta il paziente a ripercorrere le cause inconsce che hanno provocato il malessere; le terapie cognitivo-comportamentali lavorano principalmente sul sintomo insegnando tecniche per gestire il disagio; le terapie di gruppo permettono il confronto con i vissuti e le emozioni di altre presone che hanno problemi d’alimentazione.

In ogni caso molti studi recenti hanno messo in evidenza che un ottimo modo per risolvere il disagio delle persone obese è un intervento integrato basato sull’apporto di diverse figure professionali: Medico di Famiglia, Dietologo, Chirurgo Generale, Chirurgo Plastico, Fisiatra, infine lo Psicologo che seguirà il paziente lungo tutto il percorso terapeutico.

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