PRF e needling: il mantenimento dopo la chirurgia del viso

Alcuni pazienti li rivedo dopo anni. In questo caso erano passati cinque o sei anni dagli interventi che avevamo programmato insieme, e la visita non era per un problema: era un controllo. È la parte del mio lavoro che si vede meno e che, con il passare del tempo, conta di più.

Il controllo a distanza non è una formalità

Un intervento sul viso non si esaurisce nella sala operatoria e nemmeno nelle settimane di guarigione. La chirurgia riposiziona i tessuti; il tempo continua a lavorarci sopra. Rivedere una persona a distanza di anni serve a due cose diverse: valutare come la struttura si è assestata, e capire di che cosa ha bisogno la pelle adesso, che non è quello di cui aveva bisogno allora.

Nel caso di questa paziente il percorso chirurgico aveva riguardato più aree del volto: il sollevamento della fronte con un accesso medio frontale, che agisce anche sulla posizione del sopracciglio, la blefaroplastica, la correzione del profilo nasale e il lifting del collo. Interventi distinti, pensati come un insieme.

Che cosa continua a cambiare dopo la chirurgia

La distinzione utile è fra struttura e superficie. La struttura è ciò che la chirurgia governa: il piano dei tessuti profondi, la posizione delle sopracciglia, la linea mandibolare e cervicale. La superficie è la cute, che ha una vita propria e continua a modificarsi indipendentemente da quanto è stato fatto sotto: si assottiglia, cambia la qualità del collagene, accumula gli effetti del sole e delle abitudini.

È qui che la medicina estetica ha un ruolo che la chirurgia non può prendersi. Non corregge un cedimento strutturale, ma accompagna la pelle nel tempo che segue. Per questo un controllo a distanza spesso non si chiude con la proposta di un nuovo intervento, ma con una seduta di mantenimento.


Come è fatta una seduta di mantenimento

La sequenza segue una logica precisa, e l’ordine dei passaggi non è indifferente.

Si comincia da una detersione accurata. Sembra il passaggio banale, ed è invece quello che determina se i prodotti applicati dopo raggiungeranno la cute o resteranno sopra un film di sebo e residui.

Segue una esfoliazione chimica leggera. Rimuovendo lo strato corneo più superficiale apre la strada ai passaggi successivi. Le formulazioni e le profondità sono molte e vanno scelte sulla singola pelle: ne parlo più diffusamente nella pagina dedicata al peeling chimico.

Il terzo passaggio è l’applicazione topica del PRF. Il PRF, sigla di fibrina ricca di piastrine, è un emoderivato: si ottiene dal sangue della persona stessa con una centrifugazione, senza aggiunta di anticoagulanti. In questa seduta non viene iniettato ma applicato sulla superficie della cute.

Un prodotto applicato sopra la pelle, però, incontra una barriera che è fatta apposta per non lasciar passare nulla. Serve quindi un veicolo, e il veicolo è il needling: microaghi che creano canali temporanei negli strati superficiali, attraverso i quali il PRF penetra. La tecnica del needling medico, i dispositivi e le profondità di lavoro li ho descritti nella pagina sul microneedling con Dermapen 4.

Chirurgia e medicina estetica non sono alternative

Capita spesso che la domanda arrivi in forma di aut aut: meglio operarsi o fare trattamenti. È una falsa alternativa. Rispondono a problemi diversi e lavorano su piani diversi. Chi ha alle spalle un percorso chirurgico ha, se mai, una ragione in più per prendersi cura della cute negli anni successivi, perché la qualità della superficie è ciò che si vede per primo.

Domande frequenti

Che differenza c’è fra PRP e PRF?

Sono entrambi concentrati piastrinici ottenuti dal sangue della persona stessa, ma con preparazioni diverse. Il PRP, plasma ricco di piastrine, si ottiene con anticoagulanti e si presenta liquido. Il PRF, fibrina ricca di piastrine, si prepara senza anticoagulanti e ha una consistenza più densa, con una matrice di fibrina. Sono due prodotti distinti, con indicazioni che il medico valuta caso per caso.

Perché il PRF viene abbinato al needling?

Perché applicato sulla superficie della pelle incontra lo strato corneo, che ha proprio la funzione di impedire il passaggio delle sostanze. Il needling crea microcanali temporanei che permettono al prodotto di superare quella barriera. Il needling è quindi la via di ingresso, non il trattamento in sé.

Ogni quanto ha senso un controllo dopo un intervento al viso?

I controlli ravvicinati riguardano la fase di guarigione e seguono un calendario stabilito. Dopo, non esiste una scadenza fissa uguale per tutti: dipende dall’intervento, dall’età e dalle abitudini della persona. Restare in contatto con il proprio chirurgo, anche a distanza di anni, resta comunque la scelta più sensata.

Che cosa significa che il PRF è un emoderivato?

Significa che deriva dal sangue, in questo caso della persona stessa, e che la sua preparazione e il suo impiego seguono le regole previste per questa categoria di prodotti. Il prelievo, la centrifugazione e l’applicazione avvengono in ambito medico.

Se sta valutando un intervento sul terzo superiore o sul collo, o vuole capire come si imposta un percorso nel tempo, trova il quadro completo nella pagina dedicata al lifting del viso.

I contenuti di questo articolo hanno finalità informativa e non sostituiscono la visita medica. Ogni percorso viene definito dopo una valutazione individuale.

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